Le varie declinazioni del vivere lento

 

Estratto dell’articolo “Slow Living: la Casa dell’Abitare Lento Adesso è Tendenza”

scritto da Giulia Zappa e pubblicato sulla rivista online “Houzz

 

Un tempo lento, per imparare ad ascoltarsi

 

Dalle colline di Firenze, dove vive da vent’anni dopo un’infanzia a Parigi, Sandrine Kom è una Slow Life coach, specializzazione che si è costruita tessendo uno speciale filo rosso tra i temi che l’avevano sempre appassionata e investita professionalmente. Il bisogno di ritrovare autenticità, di mettersi in ascolto di una voce interiore troppo spesso soffocata, di ritrovare una piena qualità di vita sta al centro della sua pratica.
«Sono una coach nutrizionale di formazione. Nel corso della mia attività professionale mi sono accorta che le persone che venivano da me usavano il cibo come comfort food per ovviare alla cronica mancanza di tempo, di ascolto verso se stessi. È da questa constatazione che è nata la mia visione di un coaching dedicato allo slow life. Lo esercito in combinazione con lo “slow life yoga”, uno yoga molto lento per riprendere contatto con tutti i messaggi che il nostro corpo ci invia continuamente e che non vogliamo mai ascoltare».

La lentezza diventa allora per Sandrine un modo per riappropriarsi di quanto è realmente importante, di venire incontro ai nostri bisogni latenti, alla necessità di una pausa. «Siamo stati educati a essere molto violenti con noi stessi, a fare tutto velocemente, a sentirci in colpa se sprechiamo il nostro tempo e non facciamo. Il rallentare è un modo per disporsi alla calma e alla concentrazione, attitudine oltretutto necessaria poter sostenere il ritmo intenso nel quale viviamo».

Chiediamo a Sandrine di condividere con noi la sua visione di una casa slow, di un approccio lento all’abitare. Ci spiega: «La casa è la nostra tana, un posto sacro, innanzitutto perché non tutti hanno una tana, un dato di fatto che spesso diamo per scontato perché siamo nati nella parte giusta del mondo. Di questa casa ci dobbiamo prendere cura non per mostrarla in maniera impeccabile ai nostri ospiti, ma perché l’atto di pulirla e metterla in ordine sono sinonimo di prenderci cura di noi stessi».

Ci sono delle pratiche che possono favorirla? «Mi piacciono molto la semplicità e il buon senso, che si possono sviluppare con piccole accortezze», ci dice. «Innanzitutto tante persone sono sedute a tavola con una luce sbagliata, che non dà voglia di goderti quello che stai mangiando, magari ad un tavolo troppo alto o seduti su una sedia dove si sprofonda: tutti elementi che creano disarmonia. Il contatto con i materiali naturali è molto importante, in primis il legno. Nel frigo mi piace mettere dei cestini di paglia, che mi rilassano e mi ispirano per cucinare». E c’è una piccola pratica che ci può consigliare per ritrovare benessere e assecondare i nostri ritmi? «Il contatto diretto con dei piedi nudi con la terra, o con le calze in inverno. Un nutrimento che permette a mio avviso di camminare subito con una postura migliore e più consapevole».

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