Come mai augurare buon appetito a tavola non sarebbe di “bon ton”?

 

 

Per gli aristocratici (e per la ricca borghesia) la tavola era un’occasione per conversare, per creare alleanze e sinergie. Il cibo era solo un contorno piacevole alla conversazione. La nobiltà, di solito, non arrivava mai affamata ad una tavola formale.

La “colpevole” di tutto questo è…la forchetta, che ha rivoluzionato le abitudini. Prima si mangiava con le mani, e potremmo dire che la forchetta ha, in qualche modo, determinato il distacco dal cibo.

Con l’avvento della forchetta a tavola, cessò l’abitudine di augurare “Buon appetito” perché, così dicendo, si sarebbe sottolineata l’esigenza, la necessità di mangiare, invece del gusto di farlo: in altri termini, era come se in quel modo si mettesse in evidenza l’istinto animalesco di “riempirsi la pancia”,di cibarsi, e non la voglia di stare al tavola per diletto.

E se volessimo adattare questo vecchio galateo al giorno d’oggi?
Forse, si potrebbe sostituire l’atto di cortesia del dire a tavola “Buon appetito” con una parola, semplice, ma molto potente: “grazie”.

Anche questo è FiloCiboSofia.

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